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Tunisia e le tre sorgenti (Sahara)



Dopo aver raggiunto un modesto ruscello, lo risaliamo fino alla fonte. Al centro esatto del catino un tubo di circa mezzo metro di diametro si erge in verticale per circa 8 metri, alla sua estremità un getto di acqua calda a circa 40 gradi esce con una portata impressionante, la pioggia che cade nelle immediate vicinanze ha una tale forza d’urto a terra che quasi non vi si riesce a stare sotto e il laghetto che si crea alla base con la sua spiaggetta è l’ideale per rimanere a godersi il meritato risposo dopo le grandi fatiche imposte dalle severe dune di “Zemlet El Borma”.
Il rilassamento è tale che anche se non è ancora sera decidiamo di fermarci e allestire il secondo campo.
Al mattino leviamo presto le tende in modo da sfruttare appieno la sabbia compatta tipica delle prime ore della giornata, impiegheremo tutta la mattinata prima di raggiungere la seconda sorgente. Durante il percorso un piacevole incontro con un piccolo clan della più grande tribù nomade del Grande Erg Orientale, quella degli R’Baya, che all’ombra di una piccola tamerice sorvegliano con attenzione alcuni dromedari di loro proprietà, discendenti delle tribù guerriere che invasero il Nord Africa gli R’Baya solo attualmente abilissimi allevatori di dromedari e di cani da caccia del deserto un tipo di levriero che può competere in velocità anche con le scattanti gazzelle.

Con gesti eloquenti ci indicano il percorso più breve per la seconda sorgente, tre cordoni di dune verso il sole due con il sole a destra li c’è l’acqua, momenti di comunicazione unici e solo chi li vive può capirne l’importanza.
La sorgente due “Wahad” (in lingua araba) è indubbiamente un posto meraviglioso, qui non vi è nessun segno delle antiche trivellazioni, quindi un vero paradiso. Un catino circolare circondato da altissime dune, nel mezzo un getto d’acqua di grande portata esce a circa 40 gradi da un tubone verticale di circa due metri di altezza alimentando un laghetto di discrete dimensioni e fornendo vita a una vasta distesa di piante e fiori.
Queste immagini lasciano stupefatti, queste immagini valgono sicuramente tutte le fatiche affrontate e tutte quelle che ci separano dalla veloce pista che ci condurrà molto più a Nord.
Il ritardo sulla tabella di marcia è aumentato decidiamo di avvicinarci il più possibile alla pista prima di allestire il terzo bivacco su sabbia.
Percorriamo circa 5 km e una piana molto più piccola delle altre, protetta da insormontabili cordoni di dune si propone come luogo ideale per fermarsi. La assecondiamo anche perché proseguire è impossibile vista l’altezza e la pendenza delle dune che ci circondano. Rimaniamo in attesa del gruppo che si è attardato nel superare un passaggio di particolare difficoltà, passa un buona mezz’ora, il motore è spento da tempo, il silenzio è totale, con estremo stupore vediamo avanzare verso di noi un animale che raramente si riesce a scorgere, il Varano grigio delle sabbie. L’esemplare che è di dimensioni importanti si avvicina al mezzo abbastanza incuriosito. Il Varano grigio è il più grande rettile vivente nell’ambiente Sahariano grande cacciatore è molto abile nel dileguarsi in quanto percepisce con largo anticipo l’avvicinarsi di esseri estranei. Dobbiamo fotografarlo senza spaventarlo, riusciamo a inquadrarlo giusto il tempo dello scatto peraltro perfettamente riuscito e il rettile si allontana velocissimo. Nel frattempo i veicoli che hanno avuto ragione delle ultime dune ci raggiungono, prepariamo quindi il terzo campo, ceniamo e veramente stanchi, ma sicuramente appagati, ci buttiamo nelle tende.


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Autore:
Claudio - Pagina dell'utente.

"Dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da considerare, come del resto alla fine di un viaggio c'è sempre un viaggio da ricominciare".

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